IL RESTAURO E’SEMPRE RESTAURO…

Lo studio ha affrontato differenti casistiche di restauro, alcune complesse. Il divertente caso di un palazzo, un auto e una barca

1-ECCO LA BARCA

un povero “Micropomo”  Cadei si era consumato contro la banchina a causa della rottura di una cima d’ormeggio. Eccolo pronto per essere alato, fatto a pezzi e smaltito. Una cosa che un veneziano non può sopportare. Ricostruire una murata comporta di farla a stampo, cosa antieconomica in questo caso, farla storta ed asimmetrica oppure farla rifare ad un mago delle resine che ha ricostruito la gamba in carbonio ad un povero cavallo, gravemente infortunato. Così, oltre ad aver salvato la vita al cavallo, ecco che anche il Micropomo tornerà a galla dopo mille fatiche.

CHE DISASTRO!

“Elvi” trasportata miracolosamente senza affondare, al teorico “macello”: evidente quanta parte di murata manchi a dritta, consumata sfregando contro la banchina.

CHIRURGIA PLASTICA

Dopo ore interminabili per plasmare un simil-stampo accettabile, specchiando la metà dello specchio di poppa, ecco ricostruito lo scafo: in acqua la barca non penderà minimamente, segno della simmetria rispettata. La ricostruzione integrale della pannellatura interna.

Ecco la scelta progettuale: la barca è restaurata ma non è più come prima: ovvio, il gelcoat arancione con la riga bianca, tipica degli anni ’70 è irrecuperabile, per la “pezza” estesa nella murata. Ecco allora che la scelta cade su di un colore classico ma moderno, apposito per il gelcoat. Il ponte ha un colore meno acceso del bianco originale, che sbatterebbe in una riverniciatura. Anche l’antisdrucciolo sulle murate è modificato a causa della riparazione ed ha forma ad oncia, levigato anche a mura sinistra. Siamo tornati dove l’avevamo recuperata, pronti al varo! Anche questa è architettura…

 

 

2-IL CASO DELLE TRAVI SCOMPARSE…

Una villa, tenuta in modo impeccabile, presentava un’inquietante quadro fessurativo che evidenziava problemi nei solai. Danni di epoche precedenti, ma inaspettatamente estesi.

Ad esempio questo solaio, alla luce dei fatti, contava tre travi su sedici ancora in appoggio. Il resto si vede come stava, sorretto solamente dal controsoffitto robustissimo, in arelle, calce e raffia a fibro-rinforzarlo.

Gli appoggi delle travi sono letteralmente scomparsi, il tutto è retto dal soffitto!I vecchi assiti, con i loro chiodi fatti a mano fanno poi sempre miracoli nel sostenere inaspettatamente le strutture.

Però le travi non si possono sostituire perchè sorreggono un plafone decorato e dunque si devono rimettere in auge, avvitandole ad un ordito superiore, avvitato ad assito e travi. Il generoso allettamento del pavimento ne consente l’inserimento. Ovviamente il nuovo arcareccio metallico, stando sopra alla trave, deve scendere per tornare ad appoggiarsi nell’alloggio in cui stava una volta la trave: ecco il “pattino”da inserire nel muro.

Pian piano il solaio torna ad essere in sicurezza, elastico, ma resistente. Gli interassi saranno colmati in compensato marino di okumè, avvitato all’assito e alle flange dei profili metallici.  Nessuna resina è stata adoperata, non conoscendone la resistenza nel tempo. Si spera che debba riprendere per mano questo restauro almeno tra 150 anni. Troppo spesso si vedono usare rimedi di limitata durata temporale su monumenti secolari, tali da imporre il famoso “restauro del restauro”.

3- IL RESTAURO DI UN’ ALFA ROMEO “ALFASUD”

Un’auto progettata dal mitico ingegnere boemo Rudolf Hruska, padre di svariate auto straordinarie. Disegnata da Giugiaro, questi dovette sottostare alle durissime imposizioni di Hruska: 60 cm di sbalzo anteriore e posteriore inderogabile, andamento della portiera posteriore tracciato dal suo peso! Gli equilibri di questa carrozzeria sono straordinari e nessuno progetta più un’auto con queste attenzioni. Eccoci al restauro:  si decide di non operare con sabbiatrici, ma di passare tutta la carrozzeria a sverniciatore per non intaccare la superficie. La sabbia contiene silicio che, accumulato negli anfratti più difficili, con l’umidità aumenta poderosamente di volume intaccando la verniciatura.  Una faticaccia, all’oggi ci sono nuove ottime tecniche all’acqua. Un battilastra ha saputo saldare, ricostruire e consolidare ciò che non andava. Le stesse scelte che si applicano nel restauro filologico si dedicano anche all’auto: i pezzi sono stati tutti mantenuti, senza sostituire porte e cofani anche dove forse ne valeva la pena. Si perde l’originalità ed il problema delle imperfezioni dimensionali tra foro porta e portiera, specialmente nelle auto d’epoca, è rilevante. L’auto andò a Sifnos negli anni ’90: da allora rimase a bordo una cartolina dell’isola, rimasta all’interno della carrozzeria anche durante tutto il restauro.

All’epoca si è deciso per una verniciatura all’acqua, un’innovazione, ma comunque l’auto – come ogni cosa restaurata – era diventata altro da sè. Prima era un’auto vecchia agli sgoccioli ed ora è un’auto storica. Assume tutt’altro significato, divenendo  documento del pensiero progettuale di un’epoca e non più un veicolo d’uso.

L’Alfasud in ottima compagnia della parente Giulietta Autodelta Turbo Balduzzi.

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